DAL LIBRO: SCENA DEL CRIMINE Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi OSCAR MONDADORI L'IDENTITA' DELLA VITTIMA E IL MOMENTO DELLA MORTE IL CASO DI GIANFRANCO STEVANIN (pagine 40-41) Va bene, è un tipo strano questo Stevanin.Anche se sembra un bravo ragazzo non è del tutto a posto,è pericoloso,ha sequestrato e violentato Gabrielle e per questo,per violenza carnale e sequestro di persona,viene arrestato e processato.Tre anni e quattro mesi col rito abbreviato. Fine della storia. E invece no.E' solo l'inizio. 3 luglio 1995.Lunedi mattina.Sono passati sette mesi da quando Stevanin è finito dentro e il giorno dopo dovrà tornare a casa,perchè ha ottenuto gli arresti domiciliari.A poca distanza da casa sua c'è un campo di proprietà degli Stevanin,e in quel campo,quel lunedi mattina,c'è un bracciante che sta lavorando per loro.Il bracciante sta pulendo un fossato quando la lama della sua falce si impiglia in qualcosa. E' un sacco di iuta,chiuso da un laccio.Il contadino lo apre e vede che contiene un altro sacco,uno di quelli di plastica usati per il mangime del bestiame.Ma dentro il sacco non c'è il mangime. C'è un tronco umano.Un tronco di donna,senza gambe,senza braccia e senza testa. Stevanin viene fermato di nuovo.Niente arresti domiciliari,resta in carcere.Maria Grazia Omboni,il magistrato che da quel momento prende in mano il caso,lo blocca lì in attesa di ulteriori indagini. Un sacco di plastica identico a quello che era nel fossato è stato ritrovato nel baule dell'auto di Stevanin e i carabinieri stanno perseguendo dappertutto.Non si conosce l'identità di quel corpo trovato nel fossato,una donna, una ragazza tra i diciassette e venticinque anni,dalla corporatura minuta,alta circa un metro e mezzo.Chi è quella ragazza? Stevanin non lo sa.Non l'ha mai conosciuta.Cade dalle nuvole.Certo,non è il ragazzo tranquillo che sembra,è in prigione per aver violentato una ragazza,ma con quello che è stato ritrovato nel campo,con quella mostruosa che è successa,lui non c'entra. Ma è vero? A questo punto succede qualcosa. Nel campo in cui è stato ritrovato il tronco della ragazza sconosciuta c'è un casolare.E' una costruzione quadrata,con le persiane dipinte di azzurro,alla fine di via Brazzetto,che dal paese di Terrazzo porta sino al fiume.Sta in mezzo ai campi della Bassa,quella casa isolata,e c'è da pensare che quando c'è la nebbia,nelle notti d'inverno,sparisca,come inghiottita dal nulla. Nel casolare i carabinieri di Legnano,guidati dal comandante colonnello Pacchiarotti,e gli esperti del Ris di Parma,la scientifica dei carabinieri,entrano la mattina del 7 luglio. Nelle stanze del casolare,nel garage trasformato in tavernetta,nella cucina e nelle varie camere da letto,i carabinieri trovano un sacco di cose.Indumenti intimi femminili.Cinque paia di calze di seta.Corde,corde di iuta,corde di nylon,nastro adesivo.Borse da donna. E sangue.Sangue sui muri,sul pavimento delle stanze,sulle scatole di cartone del garage.Sangue. Non è tutto lì,in quel casolare che da quel momento verrà chiamato <>.I carabinieri continuano la perquisizione e vanno anche nella villa azzurra,in via Torrano. Lì Stevanin abita assieme ai genitori,come un bravo ragazzo,e ha una sua stanza che ha sempre la porta chiusa e nella quale è proibito entrare,a chiunque.I carabinieri invece entrano nella stanza di Stevagnin trovano un intero guardaroba di indumenti intimi femminili,una quantità di videocassette e riviste pornografiche,taglierini,coltelli,rasoi,corde,bende e guanti di lattice.E non solo. Ci sono ciocche di capelli e un sacchetto pieno di peli pubici. E poi ci sono le fotografie. Foto erotiche e pornografiche,alcune di soggetto brutalmente sadomasochista.Sono tante,le fotografie.Sono settemila. (pagine 42-43-44) Che non fosse più un bravo ragazzo,Gianfranco Stevanin,lo si era capito.Ma questi ultimi avvenimenti gettano su di lui una luce sinistra.E,comunque,c'è anche un'altra cosa. Qualche mese prima,durante una perquisizione in seguito all'accusa di violenza su Gabrielle,gli agenti della questura avevano trovato nella villa azzurra della famiglia Stevanin due documenti di identità.Sono intestati a due ragazze Claudia Pulejo e Biljana Pavlovic.Sono scomparse da tempo.La ragazza trovata nel fossato è una di loro? Claudia Pulejo è una ragazza di trent'anni,che gli amici chiamano Chicca.Avrebbe voluto fare la modella e invece le cose non sono andate bene e Chicca è diventata una tossicodipendente costretta a prostituirsi per pagarsi la dose quotidiana.Quando scompare è un sabato,il 15 gennaio 1994.Di solito frequenta la zona davanti alla stazione di Legnago,ma li non c'è,è scomparsa. L'uomo con cui convive l'ha vista uscire verso le dieci e mezzo di sera,portandosi dietro un abito di ciniglia,molto elegante e molto scollato,dentro un sacchetto di plastica. Ha detto che andava a fare delle fotografie,come confermano anche alcune persone che frequentano il giro dei giardini pubblici.Andava da un uomo che le aveva promesso un milione e mezzo e quindici scatole di Roipnol per poterla fotografare nuda.E infatti un uomo è passato a prenderla,con un auto,quella sera.Chi è quell'uomo?Gianfranco Stevanin? La madre di Chicca va a casa di Stevanin a chiederglielo direttamente.Ma lui nega.Si,aveva appuntamento con Chicca,quella sera,ma lei non si è fatta vedere.Di Chicca,lui,non ne sa niente. Biljana Pavlovic è una ragazza minuta,sul metro e cinquanta,come la ragazza trovata nel fossata.Ha venticinque anni,è serba ed è molto carina.A vederla sembra un'adolescente,anche se in Serbia ha un figlio.Lavora in una pizzeria a Rosolina Mare,e dal 18 settembre 1994 è scomparsa,come Chicca. Chi è la ragazza trovata nel fossato?Chicca?Biljana? Biljana no.Il cugino di Stevanin sta lavorando nel campo quando trova qualcosa di strano.E' un corpo umano. Quello di Biljana. Allora la ragazza nel fossato è Chicca? Interrogato dalla dottoressa Omboni,Stevanin cade dalle nuvole e nega.Gli parlano dei documenti di identità e nega.Delle fotografie.Delle ragazze trovate attorno al casolare.Continua a negare.Poi ,però,dice qualcosa. Dice che guidando il trattore,e quindi stando seduto in alto sul seggiolino,un giorno si era accorto di una chiazza di terreno nel campo davanti al casolare dove,a differenza del resto,non era cresciuta l'erba. E' lì che i carabinieri vanno a scavare,aiutati dai soldati di un battaglione del genio di stanza da quelle parti.Scavano per tre giorni,sotto la pioggia,e trovano il corpo di un'altra ragazza.E' sepolta in una fossa profonda quasi due metri,avvolta in strati di pellicola trasparente che la sigillano talmente che appare completamente mummificata. Quella ragazza è Chicca,la prostituta che voleva fare la modella. Tre corpi ritrovati in quel campo.Tre ragazze diverse. Un serial killer. Gianfranco Stevanin.E' lui il mostro che ha ucciso tre ragazze e le ha sepolte nel campo vicino al casolare?E' lui il lupo mannaro?Ma,sopratutto,chi è veramente Gianfranco Stevanin? Stevanin nasce a Montagnana di Padova il 2 ottobre 1960. E' un bambino bene in carne che a dieci mesi pesa già diciassette chili.E' un bambino normale e felice in una famiglia di contadini benestanti,figlio unico .Studia,alle elementari in un collegio di suore,alle medie dai salesiani,e dai salesiani anche il primo anno alle superiori,finchè non viene bocciato e passa all'Itis di Legnago.Ha tre passioni:la fotografia,la musica,le ragazze,come tanti giovani della sua età. (pagine 44-45) Poi succede qualcosa.Stevanin ha un incidente.Gli hanno regalato una moto e con quella,quando ha sedici anni,una sera che rientra a casa dalla strada sull'argine del fiume,si scontra con un'altra moto che arriva a fari spenti .Vola via dal sellino,perde il casco e va a sbattere la testa contro una base di cemento che si trova nel campo accanto.Il colpo è tremendo:trauma cranico,fratture alla fronte e alle orbite.Resta in coma per un mese,poi,dopo una serie di operazioni,si salva.L'incidente ha gravi conseguenze e,assieme a una profonda cicatrice che gli solca la testa e che lui nasconde con i capelli,gli lascia un focolaio epilettico accompagnato da varie crisi. Ma,a parte questo,Stevanin sembra normale,sembra un ragazzo a posto,non certo un serial killer. Interrogato,Stevanin nega e cade dalle nuvole,dice di non sapere che ha nascosto le ragazze nel suo campo,dice di essere vittima di un compplotto.Ma il sostituto procuratore Maria Grazia Omboni è un magistrato in gamba,che non molla,e sta accumulando prove contro di lui. Stevanin non è stupido.Non insiste ottusamente nel suo atteggiamento.Parla.Ammette.Confessa.Ma non quello che gli viene imputato.Qualcos'altro. Li descrive come sogni,ricordi confusi,immagini che gli vengono in mente e che non sa neppure lui se siano accadute davvero oppure no. Sta facendo l'amore con una ragazza sui ventidue,ventitrè anni.Sono in casa,alla villa azzurra,sul tavolo della cucina,qundo la ragazza si sente male,ha una crisi e muore.Un infarto,uno shock vagale,molto raro ma possibile,e lui si ritrova lì da solo,con quella ragazza morta. Allora si fa prendere dal panico,la porta fuori,dietro il magazzino,e la fa a pezzi.Dieci pezzi,precisa Stevanin,e racconta come.Dieci pezzi che seppellisce in giro.Uno di quelli è il tronco della ragazza trovato nel fossato. Anche Biljana.Confusamente,come in un sogno.La incontra un pomeriggio mentre lei fa l'autostop sulla strada che da Adria porta a Rosolina.Le dà un passaggio e così la conosce.Si frequentano per qualche giorno,fanno l'amore e lui scopre che hanno in comune la passione per il sesso estremo.Così vanno al cascinale,dove lui la lega con i polsi dietro la schiena,e durante un rapporto le infila un sacchetto di plastica sulla testa,per aumentare il piacere,ma Biljana soffoca e muore.A quel punto deve farne sparire il corpo,nascondere le tracce della sua presenza,così brucia i vestiti e lo zainetto che lei aveva con sè,anche se tiene i documenti personali,per ricordo.Lei,Biljana,la seppellisce vicino al pagliaio. Chicca.Sono al cascinale,dove lui l'ha fotograta.Lei si sta iniettando una dose di eroina e lui è molto tanco,cosi si addormenta.Quando si risveglia lei è morta.Allora l'avvolge nella pellicola trasparente,scava una buca con il trattore e la seppelisce in profondità. Tre ragazze morte,tre incidenti. Il magistrato non ci crede,ovviamente.Non ci crede nessuno.Ma Stevanin è furbo.Quando si trova in diffivoltà dice che non ricorda bene.Quando sa che sta per essere incastrato gioca addirittura d'anticipo. Un giorno dice di aver sentito una notizia.Nelle acque dell'Adige,incastrato a poppa di un barcone,è stato trovato il corpo nudo di una ragazza.Da lì a Terrazzo sono diciassette chilometri,ma Stevanin si chiede se non sia quella ragazza che ha gettato nel fiume.Quale ragazza?Ce n'è un'altra? (pagine 45-46-47) Blazenka Smollo,ventiquattro anni, di origine croata.E' una ragazza alta e bionda e fa la prostituta perchè vuole portare in Italia il figlio di tre anni,che vive con la nonna.Blazenka è ferma davanti a una fabbrica sulla statale per Peschiera del Garda,quando incontra Stevanin.Assieme vanno in un pub,a bere qualcosa,e tra loro sembra instaurarsi un rapporto diverso da quello che lega cliente e prostituta.Si rivedono altre volte,passeggiano insieme,vanno in riva al lago. Blazenka si fida di Stevnin.Gli confida che vorrebbe cambiare vita,uscire dal giro,e quando vede il cascinale chiede a Stevanin se può ospitarla un pò.Certo,dice Stevanin,a patto che non ti fai vedere da nessuno.Perchè quella richiesta?Blazenka non se lo chiede.E' contenta di avere trovato un amico,e quello che crede sia un posto sicuro.Un posto sicuro. Come in un sogno,lui si ricorda che stanno facendo l'amore e che lui sta stringendo un braccio attorno al collo.Forse stringe troppo,perchè quando la lascia Blazenka è morta.Allora la avvolge dentro un pezzo di Nylon,la lega con uno spago,la porta sino al fiume e ve la getta dentro. Non sono piu tre,sono quattro.No,sono cinque.C'è una giovane prostituta austriaca che si chiama Roswita,che scompare l'8 maggio 1993,dopo che è salita in auto con un giovane elegante e dai modi gentili.Stevanin ammette di averla conosciuta.L'ha notata mentre batteva sul ciglio della strada e l'ha portata in campagna,sulla riva del fiume,per fare delle foto.Hanno anche fatto l'amore,ma ai successivi appuntamenti lei non si è più presentata,dice Stevanin,e lui non l'ha più rivista. Ma tutto qui?Forse no. Ci sono quelle fotografie. I carabinieri esaminano le fotografie e riescono a identificare almeno cento ragazze.Di queste ce n'è una sottoposta a una specie di tortura.In alcune sta sanguinando e in altre il sangue sembra non scorrere più.Significa che è morta.Almeno cento ragazze identificate,di cui una sicuramente morta.Dove sono? Sepolte nel campo attorno al cascinale?Per un pò gli scavi continuano,poi,visto che non si trova nulla,vengono interrotti. Il processo a Gianfranco Stevanin inizia il 6 ottobre 1997,alla Corte d'assise di Verona.Il pubblico ministero Omboni lo accusa di aver ucciso Chicca,Biljana,Blazenka,Roswita e la ragazza della fotografia,di averlo fatto con premeditazione e crudeltà,per motivi abietti,approfittando di un loro stato di inferiorità,e di averne occultato,mutilato o depezzato i corpi. C'è anche un precedente che lo riguarda,e che fa pensare che forse Stevanin poteva essere fermato prima. (pagine 47-48) Il 4 luglio 1989 un uomo aveva sequestrato e ferito un'altra ragazza,Maria Luisa Mezzari,anche lei una prostituta.Non voleva fare quello che lui le chiedeva e allora lui l'aveva minacciata con una pistola,era partito un colpo e lei era rimasta ferita a una mano.Maria Luisa aveva detto all'uomo di essere sieropositiva,lui si era spaventato e l'aveva lasciata andare.Tutto questo era avvenuto in un casolare dalle parti di Terrazzo,un casolare con le finestre azzurre.Maria Luisa lo aveva raccontato ai carabinieri,ma in quel momento nessuno aveva pensato a Stevanin. La battaglia legale sul caso di Gianfranco Stevanin è essenzialmente una battaglia di perizie.Il mistero,infatti,non è chi abbia provocato la morte delle sei ragazze:è stato proprio Stevanin.Il mistero riguarda se l'abbia fatto intenzionalmente e consapevolmente oppure no.Il mistero,qui,è proprio Stevanin.Chi è,cos'è,Gianfranco Stevanin. E' un mistero che si può vedere anche concretamente,fisicamente.Nel corso di questa storia Stevanin cambia volto tre volte. Il primo è quello del ragazzo gentile e a posto che conoscono a Terrazzo,compito,elegante,forse un pò strano,un pò fissato con quelle sue vanterie di conquiste femminili,ma tutto sommato innocuo.Il secondo è quello del detenuto sconvolto dalle accuse,trasandato,con i capelli lunghi e la barba incolta,da eremita.Il terzo è quello dell'imputao Stevanin Gianfranco,che ascolta impassibile i particolari più truci degli omicidi,ripete come si taglia in dieci pezzi il corpo di una ragazza e mostra la cicatrice di quasi dieci centimetri che gli solca il cranio rasato a zero. Per i legali della difesa,infatti,Stevanin non è in grado di intendere e di volere proprio a causa di quell'incidente.Stevanin è intelligente,molto intelligente,ma quella botta alla testa gli ha provocato una lesione al cervello che lo rende incapace di distinguere il bene dal male. Per l'accusa Stevanin è un serial killer,un assassino lucido,consapevole e crudele,un mostro che gioca con le proprie vittime come il gatto con il topo e che trae piacere dal terrore che riesce a suscitare.Lucdo e intelligentissimo anche in carcere.Le sue amnesie <> sono soltanto strumentali,le confessioni dei suoi <> raccontano solo quello che gli investigatori avrebbero scoperto comunque.Certo,il suo comportamento non è normale,ma non deriva da nessun incidente,E' un bambino,un bambino mai cresciuto,il cui sviluppo psicologico è stato minato da una famiglia e da una madre iperprotettiva,ma è un bambino che sa bene quello che fa e le sue conseguenze. La sentenza arriva il 28 gennaio 1998,dopo diciannove udienze, centoquattordici giorni di dibattimento in aula e sette ore di camera di consiglio.E dà ragione all'accusa.Stevanin viene condannato all'ergastolo e a tre anni di isolamento diurno. E' una sentenza che stupisce Stevanin,che lo lascia esterrefatto e che gli fa dire una frase emblematica,agghiacciante nella sua assurdità. <> dice quando sente la sentenza.<> Poi c'è un colpo di scena,che riapre tutte le discussioni.Il processo di secondo grado che si tiene alla Corte d'assise d'appello di Venezia ribalta la sentenza.La giuria popolare ritiene Stevanin incapace di inendere e di volere.Quell'incidente con la moto ha menomato le sue capacità mentali intaccando alla zona limbica,quella che presiede all'aggressività.Gli esami neurologici hanno rilevato una specie di buco nero nel suo cervello,una voragine che assorbe razionalità ed emozioni.<>,si chiama,e provoca su Stevanin un curioso effetto:non è in grado di intendere e di volere quando uccide,ma subito dopo,quando la tempesta è passata,diventa lucidissimo e mette in pratica con estrema razionalità tutto quello che può nascondere quello che ha fatto prima.Per questo la corte lo assolve per gli omicidi ma lo condanna per l'occultamento e il depezzamento dei corpi.Non è più l'ergastolo ma dieci anni e sei mesi di ospedale psichiatrico giudiziario.E' una sentenza che fa discutere e che allarma molti, che si chiedono se sia possibile che Stevanin,prima o poi,possa tornare in libertà. Il procuratore generale di Venezia Augusto Nepi non ci sta e impugna la sentenza per <>.Nel maggio del 2000 la prima sezione della Corte di cassazione di Roma annulla la sentenza e rinvia a una nuova sezione di appello il riesame del caso. La nuova sentenza di secondo grado emessa il 23 marzo 2001 ribalta il precedente verdetto condannandolo il serial killer all'ergastolo.Per la Corte Stevanin era in grado di intendere e volere al momeno in cui ha compiuto i cinque efferati assassini,mentre mutilava e poi seppelliva le sue vittime non solo sapeva quello che faceva,ma era anche in grado di riconoscere i rischi delle esperienze di <> nelle quali volontariamente si lanciava.Mosso,secondo i giudici,da una <>-tecnicamente definita <>-si lasciava andare al piacere che provava infliggendo dolore alle donne. <> si legge nelle motivazioni della sentenza <> E ancora:<>.In più,le aggravanti.Il serial killer ha sempre cercato le sue vittime tra persone indifese,come prostitute straniere o tossicodipendenti.Il movente dei suoi delitti risiede <> e l'occultazione dei brandelli dei cadaveri è avvenuta ogni volta con azioni lucide e avvedute.<>,hanno aggiunto i giudici riferendosi al comportamento di Stevanin durante i quattro processi <> Gianfranco Stevanin,di Terrazzo, in provincia di Verona. Serial killer. IL TEMPO DELLA MORTE (pagine 50-51) Quando ci si trova davanti a un caso di omicidio e non si ha il conforto di una testimonianza diretta, allora definire l'epoca di una testimonianza diretta,allora definire l'epoca della morte rappresenta uno dei passi decisivi nel percorso investigativo,un elemento che può permettere di inchiodare un colpevole,di distruggere un alibi,di eliminare un sospetto. Oppure,sbagliando,di perdere sempre la possibilità di risolvere un delitto,un omicidio terribile. Jonet Patricia Ramsey è nata il 6 agosto 1990 ad Atlanta,figlia di Patricia Paugh e John Bennett Ramsey e ha appena un anno quando si trasferisce con i genitori a Boulder,nel Colorado;li inizia a frequentare la scuola,la High Peaks Elementary School. Ha sei anni quando viene assassinata nella sua casa,il 26 dicembre 1996;sono le cinque e cinquantadue del mattino,e la madre di Jonbenet,Patsy,chiede soccorso al 911:è sconvolta,riesce con fatica a dire che la piccola è scomparsa,e che ha trovato un foglio,una richiesta di riscatto. Jonbenet non è una bambina qualunque,la conoscono in molti,anzi moltissimi:la sue foto compaino sulle riviste di moda specializzate,truccata e vestita come una donna in miniatura fa strage di premi ai concorsi di bellezza. Ma la delicatezza del caso e la notorietà della vittima non giustificano la quantità di errori che vengono commessi sulla scena,errori che compromettono per sempre la soluzione del delitto. Gli investigatori che arrivano presto nell'abitazione dei Ramsey si accorgono che nessuno ha bloccato l'accesso agli estranei,e parenti e amici della coppia gironzolano per le stanze del maldestro tentativo di dare poco conforto e tanti inutili suggerimenti. Le ore passano nella più totale confusione,e solo verso l'una del pomeriggio qualcuno decide di perquisire l'abitazione.John Ramsey,naturalmente senza alcuna preparazione,accompagna i detective per tutta la proprietà,toccando ogni cosa, spostando oggetti e mobili,lasciando nuove impronte e certamente alterando o distruggendo altre prove. (pagine 51-52-53) Alle tredici e venti è lui a trovare il corpo senza vita della bambina nello scantinato,distesa sulla schiena,con le braccia legate sopra la testa e un pezzo di nastro isolante sulla bocca.Jonbenet è vestita e avvolta in una coperta bianca,e vicino a lei c'è la sua camicia da notte preferita. E qui la situazione si complica,perchè nessuno riesce a fermare John,che strappa il nastro dalla bocca della figlia,la prende in braccio a letto rimboccandole le coperte;in questo modo certamente si perdono molte tracce,e viene anche bloccato il processo di raffreddamento quello che i medici legali chiamano <>:una fase già iniziata e che,valutata con attenzione,poteva dire qualcosa sul momento della morte.Era già cominciato anche il rigor mortis,ma il coroner non c'è a rilevarlo,perchè si è preso una giornata di vacanza,e quando arriva sono ormai passate altre sei ore. Ma probabilmente è seccato per la brusca interruzione del suo momento di svago,se è vero che si dimentica di prendere anche la temperatura del cadavere,e in dieci minuti di esame frettoloso dichiara la morte della bambina,dispone che il corpo sia chiuso in un sacco e portato all'obitorio,dove viene sistemato in una cella frigorifera.Solo la mattina dopo il coroner procede all'autopsia,e nello stomaco di Jonbenet trova un piccolo pezzetto d'ananas,che nessuno ricorda avesse mangiato. Come e quando lo avesse consumato rimane un mistero,come l'ora della morte:il coroner non riesce infatti a stabilirla. E' un caso che fa scalpore negli Stati Uniti,e non pochi sollevano il sospetto che i genitori della piccola siano i veri responsabili dell'omicidio.Ad alimentare i dubbi è rimasta la data della morte che hanno voluto incidere sulla tomba:il 25 dicembre,non il 26.Come se sapessero già qualcosa prima di scoprire il cadavere di Jonbenet. Anche John Douglas,il più famoso profiler dell'Fbi, è stato interpellato su questo particolare,ma ha preferito mantenere un atteggiamento defilato,dichiarando: <>. Stabilire il Pmi,il Post Mortem Interval,vale a dire il periodo intercorso tra la morte e il ritrovamento di un cadavere,è in realtà uno dei compiti più difficili per il medico legale,e maggiore è l'intervallo di tempo sicura sarà la risposta. Nel caso di un cadavere ben conservato si utilizzano le classiche nozioni di tanatologia,la scienza che studia i fenomeni degenerativi e morfologici che accompagnano e seguono la morte:il frigor,innanzitutto,che è il raffreddamento progressivo del corpo rispetto alla temperatura ambientale;e poi il livor,vale a dire la presenza di ipostasi o macchie ipostatiche,e quindi il rigor,la contrazione dei muscoli scheletrici dovuta alle modificazioni chimiche successive alla morte. L'irrigidimento dei muscoli,conosciuto appunto come rigor mortis,inizia da una tre ore dopo il decesso,ma può essere accellerato da un'elevata temperatura ambientale o da un precedente stato febbrile della vittima,oppure ritardato da altre variabili.Il rigor si diffonde lentamente e di solito ci vogliono almeno dodici ore prime che si estenda a tutto il corpo,per poi risolversi,a temperatura ambiente,in un periodo che va dalle ventiquattro alle trentasei ore. (pagine 53-54-55) Il livor mortis interviene quando il sangue,per gravità,si concentra nelle zone declivi del corpo e produce una tipica discolorazione rosso-violaceo,con l'eccezione delle aree di appoggio che per la pressione rimangono bianche. Nelle prime ore il fenomeno non è ancora irreversibile e,se si modifica la posizione del cadavere,si spostano anche le ipostasi;inizia poi a <> dopo circa sei ore e,trascorse dodici ore,se il cadavere,si spostano anche le ipostasi;inizia poi a <> dopo circa sei ore e,trascorse dodici ore,se il cadavere viene girato il livor rimane stabile nella posizione iniziale.Se il livor si trova in una zona non declive rispetto alla posizione del cadavere bisogna considerare l'ipotesi che il corpo sia stato spoatato dopo la morte. Un ultimo elemento da considerare è il frigor.Il corpo si raffredda e la sua temperatura tende a portarsi in equilibrio con la temperatura dell'ambiente perdendo calore con una velocità di circa un grado all'ora;questo nella fase immediatamente successiva alla morte,e sempre tenendo conto delle variabili,come l'esercizio fisico o la febbre prima del decesso. La temperatura va rilevata con termometri sia a livello anale che ambientale,e i rilievi vanno ripetuti dopo qualche ora.Ci sono poi dei regoli per il calcolo,detti nomogrammi,che permettono di definire un intervallo minimo e massimo dal decesso in base al peso della vittima,alla temperatura ambientale rettale e agli indumenti indossati. Va però detto che,anche nel migliore dei casi,esiste sempre un margine di errore,un'escursione di almeno tre ore;e a mano a mano che il Post Mortem Interval aumenta gli indicatori diventano sempre meno precisi. Quando poi il cadavere viene ritrovato in avanzato stato di decomposizione,stabilire il Pmi è ancora più difficile,anche perchè le fasi di decomposizione sono estremamente variabili e dipendono da molti fattori,alcuni dei quali ancora poco conosciuti. I processi di trasformazione iniziano già dopo qualche giorno dalla morte con la fase colorativa,dove la pelle assume una tinta verdastra,a iniziare dall'addome e dagli orifizi del corpo.Si passa poi alla fase enfisematosa,con il cadavere che diventa gonfio,seguita da una fluidificazione e una desquamazione della cute.In questi stadi,i liquami putrefattivi,generalmente di colore rosso-brunastro,incominciano a farsi strada dalle cavità del corpo,in particolare quelle della bocca e del naso. Il cadavere raggiunge infine uno stato di scheletrizzazione in un periodo che varia da settimane a mesi, e seconda dell'ambiente in cui si trova. Ci sono però anche alcune modalità particolari di trasformazione che possono conservare a lungo un cadavere e impedire che si riduca in scheletro.La saponificazione,ad esempio,avviene di solito in acqua,e il corpo non va incontro alle fasi colorativa ed enfisematosa,ma subisce delle modificazioni,in particolare della cute e del sottocute,che assumono un aspetto simile al <>,e con un'apparenza biancastra e cretacea che si può conservare per mesi.La saponificazione,oltre che in acqua,si verifica per parti del corpo ricoperte da plastica o da materiali simili che trattengono l'umidità. La mummificazione avviene invece in ambienti secchi e ventilati.Il cadavere si disidrata,la proliferazione batterica è minima,e cosi i tessuti si possono conservare.Perfino in una comune abitazione un corpo può mummificarsi in pochi mesi e restare così per anni, addirittura decenni. (pagine 55-56) Non se lo aspettavano proprio gli operai chiamati il 12 settembre del 2000 a ristrutturare un vecchio magazzino vicino alla stazione di Mestre,uno spazio da sempre adibito a deposito per caldaie. Alcuni colpi di piccone ed ecco crollare la struttura del camino,e con i mattoni cade a terra il cadavere di un uomo che era andato a infilarsi proprio lì,in piedi. Ha addosso solo un paio di jeans,e il suo corpo è completamente mummificato.Nessun documento d'identità,ma solo un orologio,un mazzo di chiavi,una catenina e alcune banconote che aumentano il mistero,perchè quell'uomo,a un primo esame,sembra essere morto proprio in quel camino almeno quindici,se non vent'anni prima. Arrivano gli esperti della scientifica,e con tecniche particolari riescono a prendergli le impronte digitali,e poi a trovare una corrispondeza con un vecchio cartellino segnaletico. Giovan Maria Fornoni era nato ad Ardesio,in provincia di Bergamo,il 26 ottobre 1945,e aveva avuto qualche guaio con la giustizia per piccoli reati:ecco perchè era schedato.Nessuno dei suoi familiari ne aveva mai segnalato la scomparsa,e perchè sia finito a morire in un camino,in un giorno di settembre del 1979,probabilmente non lo sapremo mai.