DAL LIBRO:QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO KEN KESEY-SUPERBUR BIBLIOTECA UNIVERSALE RIZZOLI Da questo meraviglioso romanzo è nato uno dei film più belli e premiati (5 oscar!) della storia.Kesey usa il "Grande Capo" per raccontare questo libro. PRIMA PARTE (pagine 9-10) Sono laggiù. Inservienti negri vestiti di bianco alzatisi prima di me per commettere atti sessuali nel corridoio e lavarlo senza che io possa sorprenderli. Lo stanno lavando quando esco dal dormitorio,tutti e tre imbronciati e pieni d'odio contro ogni cosa:l'ora della giornata,il luogo in cui si trovano,la gente per la quale devono lavorare.Quando odiano in questo modo,è meglio che non mi vedano.Striscio lungo la parete,silenzioso come la polvere,con le scarpe di tela ,ma quelli hanno speciali apparati sensitivi,intercettano la mia fifa e alzano gli occhi tutti insieme,tutti e tre contemporaneamente,occhi splendenti nelle facce nere come lo sfavillio duro delle valvole nella parte posteriore di una vecchia radio. <> Mi mettono uno straccio in mano, mi indicano il punto che vogliono farmi pulire oggi,e io vado.Uno di loro mi sferra un colpo con il manico della scopa sui polpacci affinchè mi affretti a passare. <> Ridono,poi li sento farfugliare alle mie spalle,accostando la testa gli uni agli altri.Ronzio di nere macchine,ronzanti odio e morte e altri segreti dell'ospedale.Non si danno la pena di non parlare a voce alta dei loro segreti saturi d'odio quando io mi trovo nei pressi,perchè mi credono sordo e muto.Lo credono tutti.Sono scaltro abbastanza per infinocchiarli fino a questo punto.Se mai l'essere un mezzosangue pellerossa mi ha aiutato in qualche modo in questa sporca vita,mi ha aiutato con la scaltrezza ecco come,in tutti questi anni. Sto lavando il pavimento accanto alla porta della corsia quando una chiave viene infilata nella toppa dall'altro lato ed io capisco che si tratta della Grande Infermiera da come gli intagli della serratura si adattano alla chiave,con dolce rapidità e famigliarità,tanto a lungo ella ha avuto a che fare con le serrature.Scivola insieme a una folata fredda fuori dalla porta,la chiude dietro di sè ed io vedo le sue dita strisciare sull'acciaio lucido... la punta di ogni dito ha lo stesso colore delle labbra.Uno strano arancione.Come l'estremità di un saldatore.Un colore così incandescente o così gelido che,se ti tocca,non sai distinguere. Ha con sè la borsa di paglia intrecciata come quelle che la tribù Umpqua vende lungo le afose strade d'agosto,una borsa dalla forma di una cassetta per attrezzi,con la maniglia di canapa.L'ha sempre avuta da anni,da quando mi trovo qui.E' a trama larga e posso vederne il contenuto;non contiene il portacipria o il rossetto per le labbra o altre cose da donne.Ha riempito la borsa con i mille aggeggi che si propone di adoperare mentre è di turno oggi... rotelline e ingranaggi,ruote dentate così lucide da mandare duri riflessi,minuscole pillole che scintillano come porcellana,aghi,forcipi,pinze da orologiaio,rotoli di filo di rame... (pagine 10-11-12) Abbassa la testa salutandomi con un cenno mentre passa.Io mi lascio spingere dalla scopa con lo straccio contro la parete e sorrido e cerco di portare jella il più possibile al suo armamentario senza consentirle di guardarmi negli occhi...non possono capire di gran che se tieni gli occhi chiusi. Nell'oscurità,odo i tacchi di lei battere sulle piastrelle e la roba che ha nella borsa di paglia cozza ai sussulti della sua andatura mentre mi passa accanto nel corridoio.Cammina rigida.Quando riapro gli occhi è in fondo al corridoio e sta per entrare nella sala infermiere dalle pareti di vetro,ove trascorrerà la giornata seduta alla scrivania guardando fuori e prendendo appunti su quello che succede nella sala comune durante le otto ore del suo turno.La sua faccia ha un'espressione compiaciuta e serena mentre ella pregusta tutto ciò. Poi...scorge quegli inservienti negri.Sono ancora laggiù tutti insieme e farfugliano gli uni con gli altri.Non l'hanno udita venire nel reparto.Intuiscono,adesso,che li sta fissando irosamente,ma è troppo tardi.Dovrebbero saperla più lunga e non raggrupparsi e bisbigliare insieme quando lei è di turno nel reparto.Le loro facce si scostano di scatto,confuse.Ella sembra rannicchiarsi su se stessa e avanza verso il punto in cui loro si trovano ammucchiati in trappola in fondo al corridoio.Sa quello che stavano dicendo ed è fuori di sè per la rabbia,lo capisco.Li farà a pezzi,neri bastardi,membro per membro,tanto è furente.Si sta gonfiando,si gonfierà tanto che con la schiena spaccherà l'uniforme bianca,e le braccia le si allungheranno quanto basterà per avvolgere quei tre cinque e anche sei volte.Si guarda attorno facendo ruotare la testa enorme.Non c'è nessuno alzato che possa vederla,soltanto il vecchio Ramazza Bromden,il mezzosangue indiano,laggiù,che si nasconde dietro la scopa e lo straccio e non può parlare e chiamare aiuto.Così,ella si lascia andare sul serio e il suo sorriso dipinto si contorce,si stiracchia,tramutandosi in un vero e proprio ringhio;si gonfia tutta,sempre e sempre più grossa,grossa come un trattore,tanto grossa che possa sentire l'odore dei meccanismi interni,come si sente il puzzo di un motore quando traina un carico pesante.Trattengo il respiro e penso:Dio mio,questa volta lo faranno,questa volta lasceranno che l'odio si accumuli troppo e trabocchi e si faranno a pezzi a vicenda prima di rendersi conto di quano stanno combinando. (pagine 12-13-14) Ma proprio quando lei comincia a piegare quelle braccia snodate intorno agli inservienti negri e loro stanno per dilaniare il ventre con i manici delle scope,tutti i pazienti cominciano a uscire dai dormitori per sapere che cos'è il parapiglia,e lei deve fare marcia indietro prima di essere sorpresa nell'aspetto della sua vera e laida personalità.Quando i pazienti si sono stropicciati gli occhi quanto basta per intravedere la causa dello strepito,vedono soltanto la capo-infermiera,sorridente e calma e fredda come sempre,mentre dice ai giovani negri che farebbero meglio a non pettegolare in gruppo il lunedì mattina,con tutte le faccende da sbrigare la prima mattina della settimana... <<...la mattina di lunedì,dico,sapete,ragazzi...>> <> <<...e abbiamo un gran numero di appuntamenti stamane,e quindi,forse,se non è proprio così urgente che dobbiate parlottare qui tutti insieme...>> <> Lei si interrompe e saluta con un cenno alcuni pazienti soffermatisi lì attorno a guardare con gli occhi rossi e gonfi di sonno.Saluta con un cenno del capo ognuno di loro.Un movimento preciso,automatica.Ha la faccia liscia,calcolata,un lavoro di precisione,come una bambola di lusso,la pelle è smaltata color carne,un misto di bianco e crema e occhi celesti,piccolo naso e piccole narici rosee...tutto si armonizza tranne il colore sulle labbra e sulle unghie e le dimensioni del seno.E' stato commesso in qualche modo un errore di fabbricazione,ponendo quelle enormi poppe femminili su un'opera che sarebbe stata altrimenti perfetta, e potete immaginare quanto ella ne sia amareggiata. Gli uomini continuano a rimanere in piedi e aspettano di capire perchè ce l'avesse con gli inservienti negri,così lei ricorda di avermi visto e dice:<>. Prima che tutti possano voltarsi e guardarmi,indietreggio nel ripostiglio delle scope,chiudo la porta sbattendola dietro di me sul buio,trattengo il respiro.Essere rasati prima di aver fatto colazione è il momento peggiore.Quando hai qualcosa sotto la cintola sei più forte e più sveglio dei bastardi che lavorano per la Cricca non sono tanto propensi a servirsi su di te di una delle loro macchinette in luogo di un rasoio elettrico.Ma quando ti radono prima di colazione come lei mi ha fatto radere certe mattine-alle sei e mezzo di mattina in una stanza tutta pareti bianche e bianchi lavabi,e lunghi tubi al neon sul soffitto per garantire che ogni ombra venga eliminata,e facce tutto intorno a te che sei intrappolato e urli dietro gli specchi...allora quali possibilità ti rimangono contro le loro macchinette? Mi nascondo nel ripostiglio delle scope e ascolto,il cuore martellante nell'oscurità,e cerco di evitare di spaventarmi,cerco di guidare i miei pensieri verso qualche altro luogo...cerco di riportare i pensieri indietro nel tempo e di ricordare cose del villaggio e del grande fiume Columbia,di pensare:papà ed io stavamo andando a caccia di uccelli in un boschetto di cedri vicino alle Dalles...Ma,come sempre quando cerco di situare i miei pensieri nel passato e di nascondermi là,la paura che è a portata di mano serpeggia attraverso le reminiscenze. Sento il più piccolo degli inservienti negri,laggiù,percorrere il corridoio fiutando la mia paura.Dilata le narici come neri fumaioli,fa ciondolare da un lato e dell'altro la testa troppo grossa mentre fiuta,e risucchia la paura dell'intera corsia.Sta fiutando me,adesso,lo sennto sbuffare.Non sa dove sono nascosto,ma sta fiutando e sta andando a caccia qua e là.Cerco di rimanere immobile... (pagine 14-15) (Pà mi dice di star fermo,dice che il cane ha fiutato un uccello in qualche posto qui vicino.Ci siamo fatti prestare un pointer da un tale delle Dalles.Tutti i cani del villaggio sono bastardi buoni a niente,dice Pà,divoratori di budella di pesce,senza un briciolo di classe;questo cane qui,invece,ne ha di istinto!Non dico niente,ma vedo già l'uccello nel folto di un cedro,ingobbito così da formare un nodo grigio di penne.Il cane corre in circolo là sotto,ci sono odori tutto attorno perchè possa puntare con certezza.L'uccello è al sicuro finchè resta fermo.Resiste con molto coraggio,ma il cane continua a fiutare e a girare in tondo,sempre più forte e più vicino.Allora l'uccello scatta,le penne aperte come molle,sprizza fuori dal cedro nella rosa del fucile di Pà.) Il più piccolo inserviente negro e uno dei più grandi mi raggiungono prima che abbia fatto dieci passi fuori del ripostiglio delle scope,e mi trascinano indietro nella sala barbiere.Non oppongo resistenza nè emetto alcun suono.Se urli è soltanto peggio per te.Ricaccio indietro gli urli.Li tengo giù fino a quando arrivano sulle tempie.Non so bene se si tratta di una di quelle macchinette-surrogato o di un rasoio elettrico finchè non mi arriva sulle tempie;allora non posso più trattenermi.Non è più una questione di forza di volontà quando mi arrivano alle tempie.E'...un bottone,premuto,dice Incursione Aerea,Incursione Aerea,mi fa urlare così forte che è come se non ci fosse più suono,tutti stanno sbraitando contro di me con le mani sulle orecchie dietro una parete di vetro,facce che guizzano intorno lungo cerchi di parole,ma non un suono esce dalle loro bocche.Il suono che emetto io assorbe ogni altro suono.Ricominciano con la macchinetta della nebbia e sta nevicando neve fredda e bianca dappertutto su di me,come crema di latte,così densa che potrei anche riuscire a nascordermici se non mi tenessero.Non posso vedere al di là di un quindici centimetri davanti a me attraverso la nebbia e la sola cosa che posso udire al di sopra del mio gemito è la Grande Infermiera che urla e va alla carica lungo il corridoio colpendo i pazienti e togliendoli di mezzo con quella borsa di paglia intrecciata.La odo venire ma ancora non riesco a soffocare i miei gridi.Grido finchè arriva lì.Mi tengono giù finchè lei mi ficca borsa di paglia e tutto in bocca e spinge in giù con il manico di una scopa. (Un cane da caccia là nella nebbia,correndo spaventato e smarrito perchè non ci vede.Non una traccia sul terreno tranne quelle che lascia esso stesso, e fiuta in ogni direzione con il naso freddo di gomma rossa e non coglie alcun odore tranne quello della sua paura,una paura che lo brucia nel profondo come vapore).Mi brucerà proprio in questo modo,in ultimo,raccontare tutte queste cose,dell'ospedale,e di lei,e dei pazienti...e di McMurphy.Ho taciuto così a lungo che ora tutto ruggirà fuori di me come un fiume in piena e voi potrete pensare che chi racconta queste cose stia farneticando e vaneggiando,Dio mio;è troppo orribile,penserete,perchè sia potuto accadere realmente,è troppo spaventoso per poter essere la verità!Ma,vi prego.E' ancora difficile per me avere le idee chiare,pensandoci.Però si tratta della verità,anche se non è accaduto. (pagine 15-16-17) Quando la nebbia si dilegua consentendomi di vedere,sono seduto nella sala comune.Non mi hanno portato nell'Officina dell'Elettroshock,questa volta.Ricordo che sono stato trascinato fuori della sala da barbiere e rinchiuso in Isolamento.Non ricordo se ho fatto colazione o no.Probabilmente no.Posso richiamare alla mente certe mattine rinchiuso in Isolamento,i ragazzi negri seguitavano a portare secondi piatti di ogni cosa-in teoria destinati a me,ma li mangiavano loro,invece-finchè tutti e tre avevano fatto colazione mentre io giacevo sul materasso fetido di orina,guardandoli intingere nell'uovo pezzi di pane abbrusolito.Sento l'odore del grasso e li odo masticare il pane.In altre mattine mi portavano crema di cereali fredda e mi costringevano a mangiarla senza nemmeno averla salata. Stamane proprio non ricordo.Mi hanno fatto ingurgitare un numero sifficiente di quelle cose che chiamano pillole e non so nulla finchè non odo aprirsi la porta della corsia.Quando quella porta della corsia si apre vuol dire che sono almeno le otto,vuol dire che sono rimasto privo di sensi forse per un'ora e mezzo nella Stanza di Isolamento,dove i tecnici sarebbero potuti entrare e installare qualsiasi cosa avesse ordinato la Grande Infermiera,e io non avrei la più pallida idea di che cosa. Odo rumori sulla porta della corsia e più lontano nel corridoio che non vedo.Quella porta comincia ad aprirsi alle otto e si apre e si chiude un migliaio di volte al giorno,kscc-sccc,clic.Ogni mattina sediamo allineati a ciascun lato della sala comune,mescolando pezzi di giochi di pazienza dopo colazione,tendendo l'orecchio per udire una chiave infilata nella toppa e aspettando di vedere che cosa entrerà.Non c'è un gran che d'altro da fare.A volte,sulla porta,c'è un giovane interno venuto presto per vedere come siamo Prima della Terapia.PT,dicono loro.A volte è una moglie venuta in visita con i tacchi alti e la borsetta premuta con forza sul ventre.A volte è un gruppo di insegnanti della scuola elementare guidati nel giro dell'ospedale da quello stupido addetto alle Relazioni Pubbliche,il quale continua a fare schioccare l'una contro l'altra le mani umidicce e a dire quanto è pazzo di gioia perchè gli ospedali dei malati di mente hanno eliminato tutte le antiquate crudeltà:<>.Si agita intorno alle insegnanti,tutte raggruppate insieme per sentirsi più sicure,battendo le mani.<> Chiunque si affacci sulla soglia è di solito qualcuno che delude,ma esiste sempre una possibilità che non sia così,e quando una chiave viene infilata nella toppa tutte le teste si alzano come se fossero manovrate da fili. (pagine 17-18) Stamane,le serrature vibrano in modo strano,non c'è uno dei soliti visitatori,alla porta.La voce di un accompagnatore grida,innervosita e impaziente:<> e gli inservienti negri vanno. Accettazione.Tutti smettono di giocare e a Monopoli e si voltano verso la porta della sala comune.Di solito io mi troverei là fuori a scopare il corridoio e a vedere per l'accettazione di chi stanno firmando,ma stamane,come vi ho spiegato,la Grande Infermiera mi ha cacciato in corpo una mezza tonnellata e non riesco ad alzarmi dalla sedia.Quasi ogni giorno sono il primo a vedere chi è stato ricoverato,a osservarlo mentre varca la soglia e scivola lungo la parete e rimane in piedi impaurito finchè gli inservienti negri non vengono a firmare per lui e a condurlo nella stanza della doccia,ove lo spogliano e lo lasciano a rabbrividire con la porta aperta mentre loro,tutti e tre,corrono sogghignando avanti e indietro nei corridoi,in cerca della Vasellina.<> dicono alla Grande Infermiera <>Lei volge lo sguardo dell'uno all'altro:<> e consegna loro un vaso che ne contiene almeno quattro litri <>.Poi li vedo,due di loro,o magari tutti e tre,proprio là dentro,nella stanza della doccia,con il ricoverato,a far girare il termometro tutto attorno nel grasso,finchè la Vasellina lo riveste con lo spessore di un dito,cantilenando:<>, e poi chiudono la porta e aprono i rubinetti di tutte le docce per cui non si riesce a udire altro che lo scroscio minaccioso dell'acqua sulle piastrelle verdi.Io sono là fuori quasi tutti i giorni ed è questo che vedo. Ma stamane devo starmene seduto sulla sedia e limitarmi ad ascoltarli mentre lo portano dentro.Eppure,sebbene non possa vederlo,so che non è un ricoverato come tutti gli altri.Non lo odo scivolare impaurito lungo la parete,e quando gli dicono della doccia,non si limita a sottomettersi con debole,esile si,risponde subito con una voce alta e sfrontata che è già abbondantemente pulito,maledizione,grazie. <>.